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Ready Player One: la rivincita dei nostalgici

Dopo meno di due mesi dall’uscita in Italia di The Post, candidato all’oscar come miglior film, Spielberg torna al cinema con il colossal futuristico Ready Player One, in uscita il prossimo 28 marzo.

In questo film il pubblico viene trasportato in un futuro non troppo lontano, precisamente nel 2045, dove il mondo è ormai sull’orlo del collasso, tra sovrappopolazione e devastazione causata dall’inquinamento, da dove pare non ci sia rimedio. Unico “rifugio” a questa terribile realtà pare rappresentato da Oasis: un gigantesco universo virtuale ideato da James Halliday – interpretato da Mark Rylance, il quale, a seguito della sua scomparsa, deciderà di lasciare le sue immense fortune e diventare proprietari della sua creazione. Attraverso diversi indizi, gli appassionati del suo lavoro e della pop culture devono trovare tre easter eggs, ognuno dei quali porta a una chiave (di rame, giada e cristallo), grazie cui diventare i proprietari di Oasis. A questa “caccia al tesoro” decide di partecipare il giovane Wade Watts (Tye Sheridan), un ragazzo senza genitori e appassionato di cultura pop anni ‘80, che si troverà immerso in un mondo fantastico pieno di misteri e pericoli.

Il film è un adattamento del romanzo omonimo del 2010 scritto da Ernest Cline, coautore della sceneggiatura insieme a Zak Penn. Quest’ultimo ha permesso a Spielberg – vista la difficoltà a comprimere 500 pagine di citazioni di ogni tipo, indovinelli, riferimenti a cinema, musica, videogiochi e televisione in un film di 140 minuti – di trasformare la storia in una sua creatura. Cline e Penn si sono messi dunque al servizio del regista, permettendogli di stravolgere il romanzo, mantenendone lo spirito e i punti fondamentali, ma cambiando il modo di arrivarci. Il risultato è una corsa sulle montagne russe, talmente spettacolare da riempire occhi e cuore.

Se infatti il romanzo è un libro divertente, una storia che ogni geek e nerd non può non amare, nel film Spielberg spinge anche sul pedale dell’emozione, raccontando il suo personale punto di vista sui rapporti umani: per chi ha una grande immaginazione, confrontarsi con le persone nel mondo reale può essere difficile, ma è l’unico modo per vivere davvero ed essere felici.

Insomma, noi nostalgici non vediamo l’ora di vederlo!

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